
Il nuovo Borgo di Vione prende forma: mentre procedono i lavori per il terzo lotto dell’insediamento abbiamo incontrato l’architetto Patrizio Cimino, che segue il progetto fin dalle sue fasi iniziali, con il piano urbanistico nel 2003.
Architetto, partiamo dal principio. Come si presentava il Borgo quando avete iniziato la ristrutturazione?
Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto la cascina versava in stato di abbandono. L’attività agricola, che aveva caratterizzato Vione nel corso della sua storia, era conclusa.

Quando è stato realizzato Milano3, Basiglio presentava ancora le caratteristiche dell’insediamento agricolo, fondato sul centro storico e qualche cascina, mentre Vione già ospitava 5-600 persone ed era già connaturato come paesino: addirittura c’erano più abitanti a Vione che a Basiglio. Già dalla sua conformazione urbanistica è evidente che Vione si è configurato come un Borgo, più che come una cascina, già dal 1200/1300: c’era la chiesa e una corte principale dove oggi sorge la casa padronale.
Un’altra delle caratteristiche tipiche di Vione è lo spazio vuoto tra gli edifici, un aspetto unico all’interno delle cascine lombarde e che per noi è diventato un elemento di progetto molto importante. Il fatto che non ci sia traffico interno deriva da qui: da questo elemento è stata concepita la progettazione di Vione come luogo usufruibile da tutti senza auto.
C’è una volontà di contrapporre allo sviluppo verticale della città di Milano il cosiddetto “sviluppo orizzontale”, nel Borgo.
Certamente, e questo è evidente anche dalle stesse tipologie edilizie. Nel terzo lotto andremo a realizzare il recupero di tante volumetrie che facevano parte della storica cascina. In questo lotto, dal punto di vista progettuale si è scelto di lavorare con le stesse tipologie di edifici bassi: massimo due piani con sottotetto, anche perché dobbiamo ricordare che stiamo lavorando su un bene vincolato sia dal punto di vista monumentale sia dal punto di vista paesaggistico.
Per questo ogni scelta, sia dal punto di vista propriamente architettonico, sia per quanto riguarda l’uso dei materiali e le tipologie di costruzioni deriva da una relazione tra tre attori: il Parco Sud, la Sovrintendenza alle Belle Arti e la proprietà.
Quali innovazioni è stato necessario adottare per poter realizzare un restauro conservativo integrale e rigoroso?
Ad esempio, il fatto di dare illuminazione ai portici mascherando al contempo la luce è stato un elemento che abbiamo valutato insieme alla Sovrintendenza: alcune tipologie edilizie, come la stalla, che in origine non si prestavano a fini abitativi, nel momento in cui vengono ripensate in funzione residenziale devono rispettare i criteri di illuminazione, aerazione eccetera. Così abbiamo studiato tutte le possibili soluzioni in modo da non creare impatto visivo. Mascherare attraverso una sorta di rete le finestre velux e anche i portici rende omogeneo il tetto, facendo passare la luce con una soluzione innovativa.
Quali sono le caratteristiche del terzo lotto?
Alla base c’è una scelta di continuità, cioè quella di proseguire sulla stessa tipologia abitativa che oggi caratterizza Vione, naturalmente aggiornandola. Dal punto di vista architettonico la continuità si realizza reinterpretando in chiave moderna il recupero della stalla e della casa dei salariati; sia sul fronte visivo sia dal punto di vista architettonico nel terzo lotto si riproporranno le scelte che abbiamo fatto in precedenza a Vione, anche con gli spazi aperti che caratterizzano la cascina.

Il covid ha aumentato la richiesta di soluzioni abitative come quella di Vione?
Mi occupo di altri recuperi di cascine ed effettivamente ho notato un aumento della richiesta di questa tipologia abitativa, soprattutto negli spazi come il Borgo, che consentono una sorta di isolamento ma allo stesso tempo un’integrazione continua. Lo spazio che noi abbiamo costruito a Vione genera proprio questo tipo di rapporti. Le faccio un esempio: sto progettando anche un classico edificio residenziale e le richieste non riguardano tanto gli spazi chiusi, come le stanze, ma la presenza di spazi esterni, come terrazzi e balconi, addirittura in ogni stanza.
Immagini un palazzo con balcone e terrazzo trasportato in una realtà orizzontale come quella del Borgo: è il massimo come potenzialità di utilizzo, sia privato che pubblico. La pandemia ha portato a una reinterpretazione della tipologia abitativa non solo degli spazi interni, ma soprattutto di quelli esterni. Niente meglio di Vione si presta a questa esigenza: anche le altre cascine vi rispondono in parte, ma come dicevamo prima nel caso del Borgo usare il termine cascina è riduttivo.

Come si colloca questo progetto nel contesto di mercato?
Per la mia conoscenza si tratta di un progetto unico per l’attenzione estrema al recupero degli edifici e agli elementi costruttivi. A Vione ogni edificio ha una storia a sé: le case degli “ex salariati” sono state costruite in quella logica, la stalla è stata reinterpretata ma nella sua unicità. Per l’insieme delle soluzioni realizzate Vione è un caso unico di restauro e ristrutturazione.
Cosa rende il Borgo così unico?

Al Borgo è stata restituita con molta attenzione la reinterpretazione di una funzione agricola in una funzione residenziale. Pur essendo un intervento edilizio privato, possiamo parlare di bene restituito alla comunità. Dovrebbero esserci molti più esempi di questo tipo, nell’ottica di una trasformazione delle cascine del territorio che invece ora si trovano in stato di abbandono: si tratterebbe di interventi che non comporterebbero consumo di territorio perché si lavora sull’esistente.
La quantità volumetrica di Vione, se sviluppata ex novo, creerebbe notevoli problematiche dal punto di vista territoriale: basta avvicinarsi al Borgo per vedere esempi di sfruttamento massiccio. Vione invece è un esempio emblematico di recupero territoriale e di uso del territorio in maniera intelligente.





