Una storia quasi millenaria, che affonda le sue radici nel Dodicesimo secolo: è quella dell’insediamento di Borgo di Vione, che nel corso dei secoli ha cambiato volto e funzione molte volte, fino a diventare l’attuale insediamento residenziale immerso nel verde.

 

L’AZIENDA AGRICOLA DEL MONASTERO

Grazie alla cartografia storica è possibile ricostruire le origini e i cambiamenti di quella che un tempo si chiamava Cascina Vione. Il primo atto notarile in cui compare il nome di Vione risale al 1086,  anno in cui il borgo risultava proprietà della famiglia De Villiono. Intorno al 1240 il castrum di Vione passò dalle famiglie De Villiono e De Brembis, feudatari dei Visconti, ai monaci di Chiaravalle, che l’acquistarono per incrementare il patrimonio fondiario della vicina abbazia. Nella carta del territorio milanese del 1300, eseguita nel 1914 dall’architetto Ugo Monneret de Villard, storico dell’architettura e dell’arte, la località di Vione viene denominata Vilieno e viene infatti identificata come un possedimento dei monaci cistercensi.

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UN LUOGO DI ALTO VALORE STORICO-CULTURALE

Già da allora Vione si configurava come un luogo unico, cinto da mura e da un fossato, che nel corso della storia lo hanno sempre identificato come un nucleo a sé, tanto da diventare frazione autonoma rispetto ai comuni vicini. Questo mondo chiuso, che ancora oggi è perfettamente conservato nell’impianto della cascina, contribuisce a definire l’immagine di un luogo esclusivo, con un alto valore storico-culturale, tanto da essere considerato l’esempio di complesso rurale, cioè della cascina, più interessante dell’intero territorio milanese.

IL MEDIOEVO

Dall’analisi delle fonti letterarie dell’epoca è possibile desumere che la grangia di Vione/Vilieno fosse strutturata come le altre del periodo, ovvero una sorta di villa produttiva organizzata intorno “alla centralità religiosa non prioritaria dal punto di vista edilizio”, con le residenze dei terziari operai e le strutture per le attività agricole. Nel 1484 Vione e le sue terre divennero proprietà del monastero di Sant’Ambrogio di Milano, poiché il cardinale Ascanio Sforza aveva unito nelle sue mani la commenda dell’Abbazia di Chiaravalle e quella del monastero di Sant’Ambrogio. La cascina resterà  sotto il controllo dei monaci fino al 1796. Dal punto di vista territoriale, Cascina Vione passò poi dal feudo degli Sforza a quello dei Birago e nel tempo ad alcune famiglie nobili. Il borgo mantenne però piena autonomia amministrativa, come Comune di Viglione, fino al 1725, anno in cui, pur essendo molto più popoloso del vicino paese, viene unificato al territorio di Basiglio.

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IL SEICENTO

Nel Seicento Vione assunse il nome odierno, che però cambierà ancora nel corso del tempo, e confermò il suo ruolo all’interno dell’organizzazione economico-produttiva del sud milanese. Alla fine del Seicento in Lombardia, come in molte altre regioni d’Italia e d’Europa, alla forte crisi economica e sociale si rispose infatti con una produzione agricola che utilizzava colture estensive e a bassi costi di lavorazione, in particolare quelle del riso e del mais, che appena introdotto si diffuse rapidamente

IL SETTE-OTTOCENTO

Alla fine del Settecento il borgo si chiamava Viglione, denominazione che conserverà anche nelle carte relative all’Ottocento: allo stesso modo resterà invariata la vocazione rurale della cascina, come dell’intero territorio del sud milanese in cui si inserisce. Nel 1853 la nobildonna Carolina Minetti, proprietaria di Vione, descrisse in una lettera, una sorta di condono presentato al catasto Lombardo Veneto, gli interventi effettuati alla cascina. In questo periodo il borgo si presentava come un insediamento ben consolidato, caratterizzato da grandi edifici con ampi porticati intorno ad un corpo centrale più antico costruito intorno al nucleo primario della chiesetta e della villa padronale. Una struttura molto simile a quella odierna; inoltre, nel periodo tra il 1866 e il 1887 si costituì intorno alla cascina l’attuale sistema di strade e si consolidò quello di canali navigabili e di rogge, indispensabili per le comunicazioni ed i trasporti nella Pianura Padana. Una mappa risalente a un atto di vendita del 1912 mostra la proprietà praticamente nella sua fisionomia attuale.

IL NOVECENTO

Nel secondo dopoguerra i comuni della prima e seconda cintura milanese furono teatro di una profonda trasformazione: alla permanenza di una realtà rurale incentrata su piccoli nuclei storici corrispose l’esplosione edilizia e demografica. Nella zona sud si realizzarono inizialmente i grandi quartieri di edilizia economico popolare (come Rozzano IACP/ALER, e Pieve Emanuele INCIS), e successivamente i quartieri residenziali di Basiglio Milano 3. Lo sviluppo residenziale, accompagnato dalla concentrazione di attività e funzioni industriali, artigianali e terziarie, ha poi conferito un nuovo ruolo a questa parte del milanese, con nuove funzioni per un’economia non più incentrata soltanto sull’agricoltura. Il ridimensionamento di quest’ultima attività ha quindi comportato fenomeni di dismissione dell’ingente patrimonio rappresentato dalle cascine. Cascina Vione si colloca in questo scenario, passando da insediamento con un ruolo privilegiato nell’economia rurale a nucleo dismesso.

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UN LUOGO UNICO E IRRIPETIBILE

Da lì si è partiti con l’operazione di recupero, che ha portato Vione a diventare l’insediamento attuale. Un luogo in cui si intrecciano storie diverse: quella del complesso architettonico, quella del paesaggio agrario, del parco Sud e di Basiglio. Tutte insieme contribuiscono a definire i valori fondamentali di Vione: rapporto con la natura, tranquillità, sicurezza, rendendolo un complesso residenziale dalle caratteristiche uniche e irripetibili.

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