Una storia millenaria che parte dal Medioevo e arriva ai giorni nostri: è quella di Borgo di Vione, insediamento utilizzato a partire dal XII secolo dai monaci cistercensi di Chiaravalle, e che nel corso dei secoli ha conosciuto varie destinazioni d’uso, dall’azienda agricola fino all’attuale complesso residenziale.

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO

Negli anni Cinquanta del secolo scorso il borgo è diventato di proprietà della famiglia Venzaghi, che lo ha adibito ad azienda agricola: l’attività è andata avanti fino agli anni Duemila, principalmente con le coltivazioni di cereali come grano, riso , mais e negli ultimi anni anche soia. “Si praticava anche l’allevamento dei bovini e le operazioni di raccolta e tutte le lavorazioni agricole, almeno fino agli anni Sessanta, venivano effettuate in prevalenza manualmente”, ricorda Emilio Cardazzi, attuale proprietario della cascina agricola che sorge accanto al borgo di Vione.

“Era presente anche un mulino ad acqua che veniva utilizzato per la pilatura del riso e per produrre le farine di grano e granoturco, da adoperare rispettivamente per la  panificazione e per l’alimentazione degli animali. La struttura è stata poi ceduta al comune di Basiglio, dove attualmente sorge un polo culturale”.

 

UN INSEDIAMENTO ALL’AVANGUARDIA

 

“All’epoca Vione ospitava, tra salariati e familiari, circa 280-300 persone che risiedevano nell’attuale cascina, dotata di case coloniche. Si trattava di una sistemazione piuttosto all’avanguardia: in cascina era presente, ad esempio, anche un circolo ricreativo che dava modo ai lavoratori di ritrovarsi una volta conclusa l’attività”, racconta Cardazzi.

“Ognuno dei salariati aveva a disposizione una casa, un deposito per la legna, un pollaio e un orto dove le famiglie potevano coltivare gli ortaggi per il loro consumo”. La cascina ha mantenuto queste caratteristiche fino agli anni Novanta, pur con un numero minore di lavoratori. “A partire dal dopoguerra molte persone si sono riversate su Milano, dove c’era necessità di manovalanza per i cantieri edili della ricostruzione”.

 

 

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IL TRASFERIMENTO NELLA NUOVA SEDE

 

Fino agli anni Novanta “la famiglia Venzaghi aveva la conduzione diretta dei terreni di Vione, nei quali veniva praticato anche l’allevamento dei bovini con la produzione di latte. Successivamente la famiglia si è invece concentrata sull’agricoltura, fino agli anni Duemila: da quel momento in poi l’azienda è stata rilevata da me e dalla mia famiglia”, fa sapere Cardazzi.

Risale a quegli anni il piano di recupero del vecchio cascinale, “che prevedeva il trasferimento dell’attività agricola in un’altra sede, che è quella attuale, di fianco alla vecchia cascina. Si tratta di un insediamento nuovo, mentre la parte originale del cascinale è stata adibita a uso residenziale”, diventando l’attuale Borgo di Vione.

 

 

LA PRODUZIONE DI RISO

 

Da questo momento in poi “l’attività agricola è continuata, concentrandosi, a differenza del passato, esclusivamente sulla produzione di riso”, nota Cardazzi. L’acqua irrigua che viene usata per la coltivazione del riso arriva in parte da un fontanile, attualmente demaniale, “che fino al 2000-2005 era di proprietà del Fondo di Vione, ma ancora oggi porta le acque necessarie per l’irrigazione dei terreni”.

Tra le “varietà prodotte a Vione ci sono i cosiddetti ‘risi da interno’, chiamati così perché vengono consumati prevalentemente in Italia. Si tratta di risi a grana lunga tipo Carnaroli o Arborio, ma è presente anche il Vialone Nano, che generalmente viene coltivato nel veronese e nel mantovano. Il riso viene poi lavorato, attraverso un accordo con una riseria, e venduto direttamente in cascina”.

Al Borgo di Vione la cascina fornisce quindi prodotti agricoli genuini quali appunto, riso, miele, uova fresche e altri prodotti di qualità prodotti interamente a chilometro zero dal signor Cardazzi.

 

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